31/10/2025
In molti Comuni vicentini il peso dell’affitto e delle altre spese per la casa è superiore a un terzo del reddito medio, risultando inaccessibile in particolare per alcune categorie professionali e per gli under 30. Il Centro Studi Cisl Vicenza ha analizzato il costo medio per l’affitto e per l’acquisto dell’abitazione In provincia di Vicenza l’emergenza casa non riguarda solo il Capoluogo o i Comuni generalmente considerati come più richiesti sul mercato, ma anche molti centri minori, e il fenomeno colpisce soprattutto alcune categorie professionali e i giovani. L’indicazione emerge con chiarezza dalla nuova indagine del Centro Studi Cisl Vicenza, che per la prima volta ha analizzato la disponibilità di immobili in affitto e il prezzo medio al metro quadro degli affitti in tutti Comuni del territorio provinciale, incrociandolo con il reddito medio nei singoli Comuni e con altri parametri socio-economici. Il tutto anche con il supporto delle testimonianze dirette di un campione di oltre 1.000 lavoratori vicentini che sono stati intervistati sul tema. «Si parla molto di “emergenza casa” - spiega Raffaele Consiglio, Segretario Generale provinciale di Cisl Vicenza -, a volte con dati anche contraddittori. Abbiamo quindi voluto realizzare una nostra indagine, approfondendo un tema che in realtà è molto complesso e sfaccettato. Quello che emerge è che se da una parte non è il caso di generalizzare, dall’altra occorre riconoscere il problema, perché un problema c’è, soprattutto per alcune fasce di popolazione. Non solo, emerge che la questione casa non riguarda solo il capoluogo, ma anche molti comuni periferici dove alla ridotta disponibilità di alloggi si combina un reddito medio più basso». La conferma arriva direttamente dai lavoratori vicentini: tra quanti negli ultimi anni hanno cercato di acquistare casa, il 53,9% lamenta prezzi troppo elevati, acuiti da un’incidenza elevata anche dei costi aggiuntivi legati all’acquisto (46,1%), e oltre 1 su 4 (28,1%) ha avuto difficoltà ad accedere ad un mutuo. Ancora più significativo - considerando le fasce economicamente più deboli della popolazione, per le quali l’unica opzione per l’autonomia abitativa è rappresentata dall’affitto - sono le difficoltà lamentate da chi ha cercato un immobile in locazione negli ultimi anni: circa il 73% lamenta canoni troppo onerosi, mentre un 40% del campione sottolinea anche la scarsità di immobili disponibili. Da non trascurare, inoltre, è il 16,8% che segnala fenomeni di discriminazione e il 13% che lamenta la mancanza delle garanzie richieste, evidentemente come conseguenza di una condizione lavorativa precaria. Approfondendo le dinamiche del mercato provinciale delle case in affitto, il prezzo medio al metro quadro in provincia di Vicenza vede ai primi posti le località dell’Altopiano dei 7 Comuni, dove però incide in modo decisivo il mercato delle locazioni turistiche, oltre che la scarsità di immobili disponibili. Il primo comune di pianura è Bassano del Grappa, con una media di 11,83 euro per metro quadro in affitto, che precede anche Vicenza (10,86); ma valori non molto diversi si trovano anche in altri comuni più piccoli come Monticello Conte Otto (10,77), Creazzo (10,05), Carrè (9,79), Arcugnano (9,78) e Altavilla Vicentina (9,68). Proprio Bassano e Vicenza, però, sono ai primi posti per la disponibilità totale di case in affitto (rispettivamente il 22,17% e il 21,55% del totale), praticamente introvabili nei comuni montani (sono l’1,94% del totale a Lusiana Conco, lo 0,60% a Gallio e il 0,32% a Tonezza del Cimone), ma i dati sono bassi in generale in tutta la zona nord della Provincia con percentuali inferiori al 3%. Ma in questo contesto di mercato, quanto è sostenibile il costo degli affitti per i vicentini? Per rispondere a questa domanda, il Centro Studi Cisl Vicenza ha incrociato la richiesta media per le locazioni al metro quadro con il reddito medio lordo e netto; il tutto considerando anche gli altri costi collegati alla casa (es. bollette), che in media incidono per un ulteriore 10% circa sul reddito. Si scopre così che in Altopiano, proprio per l’effetto combinato della scarsità di immobili disponibili per la locazione e la “concorrenza” degli affitti turisti, il costo di un appartamento di 50 metri quadri in affitto con le bollette arriva a pesare per il 72,5% del reddito medio pro capite. Un caso limite, certo, ma il valore resta superiore al 50% in buona parte dei centri montani, spiegando così anche le difficoltà ad attirare i lavoratori provenienti da altri territori per alcuni servizi essenziali, come quelli sanitari. A Bassano del Grappa si arriva al 41,2% e a Vicenza al 39,1%, del reddito medio, dunque ben al di sopra della sostenibilità finanziaria se applicassimo i criteri utilizzati generalmente dagli situati di credito per valutare la concessione dei mutui (le rate devono essere pari o inferiori ad un terzo del reddito netto). E se una pressione elevata in centri come Vicenza e Bassano era prevedibile, la sorpresa arriva analizzando la situazione in molti Comuni di dimensioni più piccole, anche non appartenenti alla prima cintura del Capoluogo: ad esempio per il “solito” appartamento da 50 metri quadri Monticello Conte Otto è al 41,2% (come Bassano), Chiampo al 40,6%, Sossano al 40,5%, Cartigliano al 40,4%, Montebello al 39,5%, Carrè al 39,3%, e gli esempi potrebbero essere ancora molti. Complessivamente in 96 Comuni della provincia su 113 si supera il 33% nel rapporto tra costi di una casa in affitto e reddito medio. Questi sono però appunto i dati medi, mentre naturalmente le situazioni personali dei lavoratori possono essere ben diverse, in un senso o nell’altro. A questo riguardo il Centro Studi Cisl Vicenza evidenzia ulteriori elementi di criticità, a partire dalla questione anagrafica: se il reddito medio annuo da lavoro dipendente in provincia di Vicenza è pari a 25.652 euro, il dato scende a soli 17.603 euro nella fascia di età 25-29 anni, quella in cui sarebbe naturale che i giovani cercassero un’indipendenza anche abitativa, e rimane compressa anche nella decade successiva (21.182 euro tra ai 30 e i 34 anni e 23.299 tra i 35 e i 39 anni), quando una casa - anche in affitto - diventa una necessità imprescindibile per formare un’eventuale famiglia. Ecco allora che, considerando il solo capoluogo di Vicenza, nella fascia tra i 25 e i 29 anni il costo annuo di affitto di un appartamento di 50 metri quadri includendo le spese è pari in media a 8.316 euro, con un’incidenza addirittura del 47% del reddito, e rimane comune oltre il 39% e oltre il 35% rispettivamente nelle fasce di età 35-39 e 40-44 anni. E il gap salariale di genere rende il tema ancora più problematico per le donne, il cui reddito mediamente è inferiore alla media provinciale in tutte le fasce di età. Non solo: il tema naturalmente va considerato anche alla luce delle differenze anche molto significative di reddito tra i diversi settori di appartenenza, con molte categorie professionali che presentano un reddito ben al di sotto della media provinciale, come ad esempio le differenze tra terziario e industria. «Questi dati - sintetizza Raffaele Consiglio - dimostrano come il problema “casa” tocchi varie fasce di popolazione, ma sempre con gravi conseguenze sociali ed economiche. È evidente che oggi l’emergenza abitativa non riguarda più solo i cittadini o le famiglie che vivono in condizioni di indigenza, ma anche chi ha un lavoro stabile e i giovani in particolare. E la difficoltà di raggiungere l’indipendenza abitativa certamente non favorisce l’inversione della curva demografica, né la capacità del nostro territorio di attrarre lavoratori da altri territori. In questo contesto, le politiche abitative tradizionali non sono più una risposta adeguata, perché al di là delle criticità specifiche del patrimonio edilizio pubblico a destinazione abitativa nella nostra provincia, comunque gli alloggi disponibili vengono dati prioritariamente, e giustamente, a chi versa in condizioni idi maggiore disagio economico. Ma il mercato non consente più agli altri, che pure hanno un lavoro anche stabile, di trovare soluzioni alternative, se non a fronte di grandi sacrifici e comunque con una esagerata erosione della capacità di risparmio. Come Sindacato crediamo dunque che sia indispensabile rilanciare le politiche di edilizia popolare, anche con soluzioni innovative, come modelli misti pubblico-privati in grado di dare risposte concrete anche a chi pur non risultando certo indigente oggi comunque non riesce ad concretizzare il suo diritto alla casa.In primo piano
CASA E LAVORO. QUALE EQUILIBRIO?
in tutti i Comuni della provincia alla luce anche del reddito medio nei diversi territori e per le diverse categorie professionali e fasce di età