5/05/2026
29 aprile 2026 Secondo i calcoli del Centro Studi Cisl Vicenza, se il conflitto dovesse proseguire fino alla fine dell’anno i costi aggiuntivi dovuti all’inflazione supereranno i 1.600 euro per ogni famiglia vicentina. I vicentini iniziano a fare i conti con la guerra in Iran, letteralmente: l’ondata di rincari ha visto protagonisti innanzitutto i carburanti, ma a cascata sta influenzando in modo sempre più significativo anche molte altre voci di costo nei bilanci familiari. Il conto, per i vicentini, potrebbe essere molto salato: fino a 1.650 euro da qui a dicembre per ogni famiglia vicentina, secondo i calcoli del Centro Studi Cisl Vicenza, che ha dedicato all’argomento uno specifico approfondimento. Le richieste di Cisl Vicenza «Il conflitto in Iran - sottolinea Raffaele Consiglio, Segretario Generale provinciale di Cisl Vicenza - rischia di avere conseguenze molto gravi in termini di perdita di potere d’acquisto delle famiglie, erodendo la capacità di risparmio e spingendo ulteriormente verso la soglia di povertà relativa quella fascia di popolazione che pur avendo un lavoro non riesce più a far fronte alle spese. In questo contesto, ovviamente auspichiamo che la crisi internazionale possa presto trovare una soluzione, ma non si può semplice restare in attesa degli eventi. Alcune leve importanti per mitigare la crisi possono essere attivate e gestite anche a livello territoriale. La prima riguarda il controllo dei prezzi e il contrasto alle speculazioni: la dinamica dei prezzi è chiara ma alcuni aumenti appaiono ingiustificati, come Sindacato chiediamo dunque un patto tra le parti sociali per combattere la speculazione e che i Comuni rendano protagoniste le rispettive Commissioni Prezzi, affinché si facciano promotrici di un’azione concreta di sorveglianza e contrasto agli abusi. Parallelamente, chiediamo che gli enti locali mettano in pratica adeguate politiche di tutela dei cittadini, ma anche delle imprese del territorio, in particolare studiando agevolazioni tariffarie sulle utenze da parte delle società partecipate e incentivi all’utilizzo del trasporto pubblico. Riteniamo infatti che nelle situazioni di crisi la proprietà pubblica delle aziende debba assolvere anche ad una funzione di tutela della comunità, distinguendosi per una valenza di tipo etico e solidaristico senza per questo rinunciare alla logica di un giusto profitto ed equilibrio finanziario». A Vicenza +22,1% i prezzi in 10 anni L’analisi del Centro Studi Cisl Vicenza parte da un contesto che aveva già visto un significativo incremento dei prezzi nel post Covid, basti pensare che a livello provinciale l’indice dei prezzi in 10 anni è aumentato del 22,1%, con una crescita particolarmente significativa nei prodotti alimentari (+32,6%), nei costi per la casa e le utenze (+38,8%), nei trasporti (+26,4%) e nei servizi ricettivi e ristorazione (+26,5%). Non si è trattato tuttavia di una crescita progressiva: un balzo particolarmente significativo (in media quasi 12 punti percentuali) è avvenuto tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, come conseguenza delle tensioni per la fornitura di energia e altri beni a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Come conseguenza, se fino al 2021 i redditi crescevano più dell’inflazione, sostenendo il potere d’acquisto, dal 2023 il forte aumento dei prezzi ha iniziato a erodere i redditi. Ed è appunto in questo contesto già in tensione che si inseriscono le più recenti criticità dovute alla guerra in Iran e al blocco dello stretto di Hormuz. Gli effetti della crisi in Iran Nei soli primi tre mesi del 2026 l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, calcolato su base 100 nel 2025, è cresciuto di 1,7 punti. I trasporti in particolare hanno registrato un incremento di 2,4 punti nel solo mese di marzo, e lo stesso andamento si osserva per le voci di spesa relativi alle abitazioni e alle bollette, che in un solo mese crescono di 1,9 punti. Per comprendere la portata concreta di questi incrementi, va sottolineato che la struttura della spesa delle famiglie venete mostra un peso particolarmente rilevante proprio per abitazione, utenze ed energia (33,39%) e per i trasporti (11,69%), che insieme rappresentano oltre il 45% della spesa complessiva. Le previsioni economiche antecedenti lo scoppio del conflitto sono già state stravolte: a dicembre 2025 l’Istat stimava un aumento dell’inflazione pari a +1,4% per tutto il 2026, ma ad oggi l’aumento reale ha già raggiunto il +1,7%. In concreto, cosa comporterà questo per le tasche delle famiglie vicentine? Incrociando gli scenari sull’andamento dell’inflazione elaborati dal World Economic Forum, Banca d’Italia e Confindustria con le voci di spesa medie delle famiglie vicentine, l’Ufficio Studi Cisl Vicenza stima che se la guerra terminasse immediatamente, l’inflazione registrata in provincia di Vicenza su base annua sarebbe comunque pari a +2,8%, con una conseguente spesa maggiore per famiglia - rispetto all’inflazione inizialmente prevista se non fosse scoppiata la guerra - di circa 480 euro. Se invece la guerra dovesse protrarsi anche solo per altri tre mesi, l’inflazione nel Vicentino arriverebbe al 4,2%, con una spesa aggiuntiva non preventivata di 960 euro per ogni famiglia vicentina. Infine, se la guerra proseguirà fino a fine anno, i costi aggiuntivi per ogni famiglia vicentina saranno pari in media a 1.650 euro. Considerando che il reddito medio da lavoro dipendente nel Vicentino nel 2025 è stato pari a 29.039 euro, equivalenti ad uno stipendio netto di circa 1.520 euro su 13 mensilità, significa che la guerra potrebbe costare a ogni famiglia vicentina oltre una mensilità netta.In primo piano
LA GUERRA IN IRAN “BRUCIA” UNA MENSIBILITÀ PER OGNI FAMIGLIA VICENTINA