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10/11/2015

Per una diversa concezione del lavoro: il ruolo del sindacato

Vorrei proseguire qui la riflessione sul ruolo del sindacato e sull’orizzonte nuovo di sfide che oggi è chiamato ad abbracciare. Abbiamo una convinzione salda, e ci viene oltre che dalla lettura del contesto anche dal nostro lavoro di ogni giorno accanto alle persone: di sindacato c’è ancora bisogno, e ce ne sarà sempre. Ci sarà sempre bisogno di tutele, di assistenza, e soprattutto di luoghi di condivisione per elaborare nuove piattaforme di azione collettiva.

Ma oggi il sindacato, per com’è fatto, deve cambiare molto per essere adeguato ad associare, tutelare e rappresentare il nuovo lavoro e i nuovi lavoratori. E cambiare il sindacato è possibile, bisogna iniziare subito. Il mondo del lavoro potrà così pensare a realizzare una fase di riscatto, dopo un lungo periodo di svalorizzazione e anche di maltrattamento del lavoro, in nome di una errata concezione del modo migliore di affrontare la sfida della globalizzazione.

La legge di stabilità 2016, tra i suoi vari provvedimenti, presenta alcune opportunità che la Cisl vuole cogliere per lanciare l’azione di un nuovo sindacato a tutela del nuovo lavoro.

Innanzitutto vengono ripristinati gli incentivi alla contrattazione di secondo livello, in modo particolare per i contratti aziendali dove si introducono forme di partecipazione organizzativa dei lavoratori e forme di partecipazione agli utili. Crediamo fermamente che la partecipazione, oltre  a rendere il lavoratore protagonista dei processi di innovazione e miglioramento delle performance aziendali, sia un modo per rilanciare la contrattazione collettiva a livello aziendale.

In secondo luogo vengono previsti, come collegati alla finanziaria, un provvedimento legislativo per regolamentare il “lavoro agile”, cioè quello svolto anche fuori dall’azienda con strumenti tecnologici adeguati, e un provvedimento che introduce uno “statuto del lavoratore autonomo” in termini di diritti e tutele anche per chi opera nel mercato del lavoro con un rapporto non subordinato. Questi due provvedimenti devono diventare, per il sindacato, un’ occasione per allargare la propria rappresentanza anche a mondi del lavoro oggi ignorati o sottovalutati. Qui si misurerà la capacità del sindacato di rigenerarsi e di mettersi a disposizione dei lavoratori per accogliere istanze, proposte, occasioni nuove di azione collettiva.

Molti provvedimenti assunti dai Governi nel corso degli ultimi decenni (dalla legge 30/2002 al più recente Jobs Act) fondavano su un assunto implicito: per rilanciare l’economia va abbassato il costo del lavoro, e infatti sono stati introdotti meccanismi di flessibilità unilaterale e revisioni del sistema di tutele. Per una tale concezione il lavoro è un “problema” per l’impresa, problema di costo e di gestione, e va affrontato spostando prerogative decisionali in mano all’imprenditore. Questo tipo di approccio ha prodotto, negli ultimi vent’anni, una tendenza al ribasso della produttività unitaria del lavoro. Cioè ha bloccato le imprese e anche le dinamiche retributive.Ma esiste anche lapossibilità di una diversa concezione del lavoro, che parta dall’obiettivo di renderlo maggiormente produttivo: è un approccio che vede lavoratrici e lavoratori come risorse che, se valorizzate, migliorano il rendimento delle imprese. E allora come rendere i lavoratori più produttivi? Facendoli, appunto,  partecipare attivamente alle decisioni organizzative e anche strategiche delle imprese, applicando forme di lavoro che permettano di conciliare la vita lavorativa e quella privata e familiare, investendo nella formazione di nuove competenze del personale, valorizzando i lavoratori dal punto di vista economico e professionale, riconoscendo la contrattazione collettiva come uno strumento di cambiamento e di innovazione condivisa.

Proprio per rinnovare e rilanciare l’azione sindacale, la Cisl ha scelto di percorrere questa seconda strada. Per dare una risposta ai nuovi bisogni di chi lavora, ma anche per imprimere all’economia del territorio uno slancio che permetta davvero di avviare un percorso di ripresa, economica e occupazionale.

Gianfranco Refosco, segretario generale Cisl Vicenza