8/03/2024
8 marzo tutto l’anno La giornata internazionale delle donne è certamente una occasione per fare il punto della situazione e sottolineare gli strumenti che il sindacato assieme alle parti sociali possono mettere in campo per giungere alla parità di genere. I dati a nostra disposizione forniti dai principali Istituti territoriali ci dicono che nella nostra provincia il tasso di occupazione femminile nel 2022 era del 61,3%, cresciuto rispetto all’anno precedente (58,9%) ma ancora di molto inferiore rispetto all’occupazione maschile che è al 75,5% (nel 2021 74,2%). Il tasso di disoccupazione femminile, inferiore a quello nazionale 9.5%, vede invece le donne vicentine al 4,6% mentre la disoccupazione maschile al 2,6% (2021 al 3,8%). Le donne occupate a Vicenza erano nel 2022 mediamente 166.628 (nel 2021 158.333), ovvero il 43,3% dell’occupazione totale mentre gli uomini occupati sono stati 218.166 (216.280 nel 2021). Ma al di là degli indicatori quantitativi, sul piano qualitativo come si presenza l’occupazione femminile nel nostro territorio? Le donne hanno più contratti a tempo determinato (51,6% rispetto ai colleghi uomini 48,4%), meno contratti a tempo indeterminato (39,8% donne, contro il 60,2% uomini) e più contratti stagionali: 58,5% donne e 41,5% uomini. E ancora, Lavorano meno a tempo pieno rispetto ai colleghi uomini (54,7% donne e 81,3% uomini) e lavorano più a tempo part time (45,1% rispetto al 18,5% degli uomini). Oltre ad un divario in termini di tasso di occupazione e di occupati assoluti, per capire in profondità le diversità di genere nel mercato del lavoro bisogna analizzare il dato in dettaglio. Uomini e donne lavorano le stesse settimane durante l’anno? Assolutamente no: nel Vicentino le donne che lavorano 52 settimane l’anno sono 52.860 in meno rispetto agli uomini. Il divario di genere si mostra anche nelle giornate retribuite per lavoratori dipendenti: nel 2021 sono state in media 244 per le donne e 269 per gli uomini. Il divario è di 25 giorni all’anno. Il tema è legato alla tipologia di contratti e a fattori culturali e di cura. Infatti permane una fortissima differenza nel lavoro di cura all’interno delle famiglie e sono ritenuti insoddisfacenti i servizi sul territorio riferiti agli asili nido, alle scuole e alle case di riposo. In termini di retribuzione il divario si amplia ancora di più: il totale delle donne occupate prende la metà degli uomini in provincia di Vicenza e la retribuzione di un uomo rispetto ad una donna, per la tipologia dei contratti e per il maggiore utilizzo del full time, è superiore di oltre 10 mila euro l’anno. In media una donna percepisce al giorno una retribuzione di 49,28 euro mentre un uomo 78,36 euro. Il divario è di quasi 30 euro. La differenza salariale è la conseguenza quindi non solo dal fattore tempo, contratti più precari e flessibili, ma anche dalla tipologia dei contratti e dalla qualifica: le donne sono maggiormente presenti nella sanità e assistenza sociale (84,8%), nella istruzione (76,2%) e nei servizi (70,15) mentre gli uomini sono maggiormente occupati nelle attività manifatturiere e nelle costruzioni. Inoltre registriamo un dato significativo: tra i laureati occupati sono più presenti le donne 56,25 % rispetto gli uomini presenti al 43,8%: quasi 30 donne occupate su 100 sono laureate contro una media di 17 maschi su 100. Nei percorsi di studio, le ragazze privilegiano ancora gli studi umanistici rispetto quelli scientifici (materie STEM) che di solito danno però più prospettive lavorative. Come conseguenza, le donne risultano meno presenti (per il solo 6%) nelle professioni scientifiche, tecnologiche ed ingegneristiche Oggi, in Italia, l’indice di natalità è di 1,17 figli per donna fertile. Diverso è invece il desiderio di maternità. Interpellate da noi in una recente indagine a livello nazionale, le donne intervistate hanno dichiarato che ne desidererebbero almeno due ma, purtroppo, dicono di non poterselo permettere. Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro, l’INAIL ricorda quanto più frequenti siano gli infortuni in itinere che riguardano le donne a causa principalmente del fatto che su di loro grava il problema di conciliare il tempo di lavoro con quello di cura e ciò implica una numerosità e una, alle volte, maggiore velocità degli spostamenti/trasferimenti, oltre alla stanchezza derivante dalla prestazione lavorativa, spesso a turni. Altro aspetto del lavoro delle donne che desta una forte preoccupazione è la precarietà del lavoro che rende difficile pensare al futuro, a fare figli e, se estendiamo la nostra riflessione, al tema della violenza sulle donne, anche a reagire agli abusi e ai soprusi psicologici: quando sei un precario sei anche meno tutelato, meno libero e più indifeso. Un lavoro precario, quindi discontinuo e anche sottopagato significa, in prospettiva, un trattamento pensionistico più basso per le donne. Non dobbiamo permettere che ciò accada! Per contrastare questo divario Cgil Cisl Uil di Vicenza affidano un monito alle Associazioni datoriali e alle Istituzioni affinchè si amplifichi e si estenda la contrattazione di genere coinvolgendo le rappresentanze sindacali. La legge regionale 3/2022 prevede la Certificazione di Genere delle aziende e la costituzione di un registro delle imprese virtuose che seguono le direttive della legge. Inoltre le OO.SS. operano con le Istituzioni per favorire e migliorare la negoziazione sociale affinché i servizi rispondano alle richieste delle famiglie, di donne, bambini, anziani; Ricordiamo infine la presenza nelle nostre sedi degli sportelli dedicati a chi subisce nel posto di lavoro molestie, mobbing, discriminazioni e la necessità di operare in termini culturali anche nelle scuole privilegiando la formazione in ottica di genere e di rispetto e di valorizzazione dei ruoli di entrambi i partner all’interno della coppia nell’affidamento dei lavori di cura e degli obblighi e impegni famigliari.Altre news
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