L’università di Padova sbarca a Vicenza e sposa il S. Bortolo. In una settimana il prof. Giorgio Palù, preside di medicina, regala alla provincia berica soddisfazioni d’oro. Palù è scienziato e uomo di valore. Appartiene al gotha mondiale della virologia. È fra gli esperti di maggior peso e prestigio del ministero della salute. Ha ripudiato come artifizio tecnico e ibrido culturale il modello dell’azienda ospedaliera integrata, abbracciando la filosofia dell’università dei saperi aperta al territorio. Ha coraggiosamente bollato dinanzi al senato accademico il documento dell’ex giunta regionale e dell’ex commissario ad acta sul nuovo ospedale di Padova, dichiarando, papale papale, che un progetto così concepito avrebbe esposto l’istituzione padovana a una avventura dai risvolti poco chiari. Considera missione dell’università promuovere la cultura e la formazione superiore garantendo in campo medico didattica e ricerca di eccellenza coniugate con l’assistenza ai malati, e per questo non vuole sentire parlare per Padova della creazione di un semplice polo sanitario ma piuttosto di un campus biomedico.
Ebbene, Palù promuove la sanità vicentina, riconoscendone l’eccellenza. Prima annuncia che l’università aprirà nuove scuole per infermieri nell’Ulss 4 di Thiene-Schio, dove la sede sarà a Villa Nievo di Montecchio Precalcino (che presto sarà tutta un cantiere di ristrutturazione per continuare a toglierne la polvere che la ricopriva) e nell’Ulss 5 di Arzignano, dove la sede sarà nel centro formativo di Lonigo. Una conquista storica per due importanti aree della provincia.
Poi Palù stringe un patto con l’Ulss 6 e lancia un ponte che farà del S. Bortolo il polo universitario di riferimento per gli studenti del sesto anno di medicina, in prospettiva anche per quelli del quarto e quinto anno, che a Vicenza faranno tirocinio, scriveranno la tesi, e dopo la laurea prepareranno la specializzazione. Un grande futuro. Un trionfo per la sanità vicentina, per il dg Alessandri, per il parco medico e tecnologico dell’ospedale. Che fa a pugni con quanto sta avvenendo all’interno del S. Bortolo e dell’Ulss del capoluogo nei rapporti fra amministrazione e sindacati. Si respira sempre più aria di tensione, di inconciliabilità, di scisma.
La querelle sulle pagelline, altrove risolta con buon senso, senza aprire belligeranze (visto, fra l’altro, che il decreto-Brunetta dovrebbe essere applicato a partire dal 2011, e chissà poi, con la popolarità del ministro alla funzione pubblica in caduta libera dopo l’inattesa trombatura alle comunali veneziane, se mai verrà applicato), ha esasperato gli animi. Anzi ha portato all’episodio, mai prima verificatosi nella storia dell’ospedale cittadino, del ricorso alle forze dell’ordine per trascinare di peso fuori da una riunione i rappresentanti di Rdb-Cub, accusati di indebita invasione di campo, di azione dimostrativa e ostruzionistica.
Insomma, sotto i colpi di un sisma causato, secondo i sindacati, dall’autoritarismo del dg Alessandri, che avrebbe inferto l’ultima distruttiva scossa con l’incomprensibile (secondo loro) presa di posizione sulle schede di valutazione delle discordia, è crollata rovinosamente la facciata di buone relazioni costruita negli anni scorsi, un idilliaco edificio forse non cementato con il materiale giusto.
Attenzione: confederali e autonomi sono scesi in lotta per difendere 100 euro in più o in meno, che poi è l’aumento contrattuale di 4 anni, su stipendi poco superiori ai 1100-1200 euro, per infermieri, oss, tecnici che buttano il sangue giorno e notte, saltano riposi e ferie per far quadrare i servizi con un lavoro scomodo, non facile, quanto prezioso e necessario. E proprio questo denunciano i sindacati uniti dalla stessa causa a nome di 3 mila 100 dipendenti. «Per salvare la schiena di qualche dirigente – dicono – abbatti su di noi con atto unilaterale la scure di un sistema che ci può mettere alla gogna, come arma di ricatto, discredito e discriminazione, facendoci valutare da chi non sa neppure valutare. Le pacche alle spalle e le letterine di Natale non servono a nulla. I lavoratori si sono dimostrati ragionevoli ma ora sono stanchi di questi continui no. Tu così vuoi la rottura. Ma noi non facciamo sconti».
Alessandri, dunque, che difende la sacralità della norma (“dura lex sed lex”), condannato per un atteggiamento di chiusura “secca e non motivata” che, secondo i sindacati (lungi dal voler cedere), un comandante di lunga milizia come lui non dovrebbe avere, e messo sotto processo per aver abdicato al dialogo.
Il campanello d’allarme del conflitto dirompente si era fatto già sentire con il Dimt, il Dipartimento-sangue, che, al di là delle difese di ufficio, vede i sindacati assolutamente insoddisfatti per come viene condotto.
«Al Dimt di Vicenza – scrive Claudio Scambi segretario Uil – tutti ora si destano dal lungo e profondo sonno. Non è mai stato affrontato seriamente il progetto di area vasta dimostrandosi di fatto fino ad oggi un fallimento. Non è chiaro chi sia il referente unico affidabile che sia in grado e nelle condizioni di dare risposte concrete. Non esiste un progetto di sviluppo dei centri di raccolta, non c’è un piano-assunzioni, non c’è un programma per la mobilità del personale in caso di emergenze, non si paga il personale del Sit di Vicenza». «Abbiamo segnalato tanti problemi – dice Flavio Cristofari segretario CISL – zero risposte».
Così anche Alessandri viene messo sotto accusa per altre aree vaste, a lungo predicate ma rimaste sulla carta, ancora in attesa di gare, per rapporti non sempre facili con le Ulss vicine, per non aver svolto la parte di chioccia che i colleghi gli avevano assegnato preferendo quella di padre-padrone, per voler troppo accentrare il ruolo di Vicenza, che – dicono – deve essere Ulss capofila di riferimento ma non schiacciare la periferia.
Toni Alessandri, si sa, è uomo di sanità da 35 anni, è dg abile, scafato, esperto, saggio. Ha dato molto a Vicenza.
Per questo ora è chiamato a diradare il malessere che serpeggia per la prima volta in modo così evidente fra sindacati che rappresentano quei dipendenti che sono la vera forza della nostra sanità.