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	<title>Fim Cisl Vicenza</title>
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	<description>UNIONE SINDACALE TERRITORIALE Cisl Vicenza</description>
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		<title>Sito ufficiale della FIM CISL di Vicenza</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 14:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franzane</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>http://www.fimcislvicenza.it/ </p>
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		<title>Pubblichiamo una riflessione di Don Beppe Gobbo sulla rapina  al volontariato del 5 per mille</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 13:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franzane</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Carissimi tutti,<br />
                        questo scritto, nato sempre  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/12/03/pubblichiamo-una-riflessione-di-don-beppe-gobbo-sulla-rapina-al-volontariato-del-5-per-mille/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Carissimi tutti,</p>
<p style="text-align: justify">                        questo scritto, nato sempre da riflessioni all’interno del PROGETTO ZATTERA BLU vuole essere una specie di grido di allarme e di indignazione per ciò che è avvenuto riguardo il 5&#215;1000.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Questa volta la stanno combinando proprio sporca! Entrano, senza bussare, nella stanza del volontariato, rompono  il salvadanaio</strong> <strong>e si portano via tre quarti di ciò che c’è dentro.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong>E’ andata proprio così; le associazioni di volontariato di tutta Italia hanno raccolto firma su firma (si calcola circa quindici milioni di adesioni) con pazienza e costanza per avere quella particella  così piccola da sembrare moneta da salvadanaio sulle tasse del cittadino.</p>
<p style="text-align: justify"> La firma del cittadino “era” il risultato della credibilità che le associazioni si sono guadagnate giorno dopo giorno, lavorando con serietà per il proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify"> Quella piccola somma racimolata per la  quasi totalità delle associazioni significava la garanzia  per un altro anno di attività e, pur piccola, faceva da volano a tante altre iniziative.</p>
<p style="text-align: justify"> Sono arrivati i politici, i quali affermano di avere anche loro il mandato del cittadino, e hanno rubato il 75% di quello che la volontà-firma del cittadino stesso aveva assegnato alle associazioni.</p>
<p style="text-align: justify"> Ci sembra che il solo pensiero di tagliare il fondo destinato alle associazioni non profit sia grave in se stesso, in quanto va a sminuire il loro riconoscimento. Questa scelta risulta poi in aperta contraddizione con la continua enfatizzazione del volontariato stesso.</p>
<p style="text-align: justify"> <strong>Ancora increduli non sappiamo cosa dire.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong>Per ora pensiamo di informare tutti perché il danno lo hanno provocato sì alle associazioni, ma la <strong>mancanza di rispetto</strong> più grave è stata nei confronti di quei cittadini che dentro le regole civili e democratiche avevano espresso un loro parere,  reso nullo da un gesto arrogante e autoritario. Il tutto in nome di una crisi che a noi sembra anche mal governata.</p>
<p style="text-align: justify"> <strong>In futuro, per noi che crediamo alla legalità, non vogliamo dire al cittadino di “raggirare” le tasse e finanziare direttamente le associazioni di volontariato del loro territorio, perché i governanti non sono affidabili e sono sempre pronti a mettere le mani nelle tasche di tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong>Chiediamo a tutti di fare ciò che è nelle loro possibilità per far arrivare la voce di protesta riguardo questa scelta inaccettabile.</p>
<p style="text-align: justify"> Con un grazie sincero e un saluto cordiale auguro buon lavoro a tutti.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Calvene  30/11/10                                                                                 Per il Progetto Zattera Blu</p>
<p style="text-align: justify">                                                                                                                     Don Beppe Gobbo</p>
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		<title>Smit Textile: «Assunti in vista»</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 08:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franzane</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>INDUSTRIE. Annuncio dell&#8217;amministratore delegato Gregorich in municipio davanti a sindaco,  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/10/19/smit-textile-%c2%abassunti-in-vista%c2%bb/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>INDUSTRIE. Annuncio dell&#8217;amministratore delegato Gregorich in municipio davanti a sindaco, sindacati e vice prefetto</strong></p>
<p>Aria di ottimismo per la storica azienda attiva nel meccano-tessile Contratti per oltre 23 milioni di € con Cina, India e Medio Oriente</p>
<p><strong>Anna Linusso</strong></p>
<p>La Smit Textile è in ripresa e ha ordini per oltre 23 milioni di euro. A dare l&#8217;incoraggiante notizia è l&#8217;amministratore delegato Luca Gregorich, che incontrando in municipio sindacati, Rsu, sindaco, vice prefetto e dirigenti di alcuni istituti bancari, non ha escluso che possano riprendere addirittura le assunzioni.<br />
«L&#8217;incontro è stato fissato per dare atto alle banche che la ristrutturazione dell&#8217;azienda è avvenuta e che siamo in una fase di rilancio e di sviluppo –spiega Gregorich-. Oggi la Smit Textile segue logiche e strategie coerenti con le esigenze del mercato».<br />
La storica azienda meccano-tessile scledense negli ultimi anni ha dovuto far fronte ad una contrazione del mercato e alla successiva crisi economica, appoggiandosi anche ad ammortizzatori sociali, come conferma lo stesso amministratore.<br />
«Attualmente abbiamo 160 lavoratori operativi -spiega- e un&#8217;altra trentina ancora in cassa integrazione straordinaria a zero ore, ma contiamo di riuscire a fare nuove assunzioni nel settore produttivo». I contratti firmati ad oggi ammontano a oltre 23 milioni e mezzo di euro, metà dei quali sono stati stipulati con la Cina; buone commesse sono state realizzate anche con India e Medio Oriente. Sul totale degli ordini ci sono garanzie per 10 milioni di euro. «È stato presentato un progetto di rilancio dell&#8217;azienda davanti ad un pool di istituti bancari, che in parte hanno già espresso parere positivo per un possibile finanziamento –ha commentato Maurizio Doppio della Fim Cisl, presente con Fiom, Cgil e Uilm-. Possiamo dire che la fase critica dell&#8217;azienda è superata».<br />
Soddisfatti anche i rappresentanti della Rsu: «Qualche mese fa, assieme alla direzione aziendale avevamo avuto un incontro in Prefettura perché sembrava ci fosse una certa chiusura da parte degli istituti bancari a concedere finanziamenti alla nostra azienda, nonostante ci fossero garanzie sugli ordini. Banca Popolare di Verona e Unicredit hanno sempre dimostrato apertura, ma si auspicava che anche altri istituti fossero disponibili ad anticipare credito. Con l&#8217;incontro dell&#8217;altro giorno ne abbiamo avuto finalmente conferma e questo ci ha piacevolmente sorpreso». «Grazie all&#8217;impegno di tutti, il periodo più nero sembra superato –ha dichiarato il sindaco, Luigi Dalla Via-. Per questo, d&#8217;accordo con la Prefettura, ho voluto organizzare questo incontro, che speriamo possa dare presto i suoi frutti. L&#8217;impegno per la Smit è coerente con l&#8217;impegno che questa Amministrazione mette in campo per il presente e per il futuro di aziende e lavoratori».</p>
<p>da IL GIORNALE DI VICENZA 16 ottobre 2010</p>
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		<title>Alla &quot;Salvagnini&quot; previsti 144 esuberi. VIa allo sciopero</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 10:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[metalmeccanici]]></category>
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		<category><![CDATA[sciopero]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>SAREGO. L’azienda per ora non commenta</p>
<p>Alla “Salvagnini”<br />
previsti 144 esuberi. Via  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/03/23/alla-salvagnini-previsti-144-esuberi-via-allo-sciopero/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify">Astensione di un&#8217;ora dal lavoro e assemblea dei dipendenti della Salvagnini Italia di Sarego, giornata di mobilitazione ieri alla storica azienda.<br />
I lavoratori dicono no al licenziamento di 144 tra impiegati e operai considerati in esubero sui 592 dipendenti dell&#8217;azienda leader mondiale nelle automazioni per la lavorazione della lamiera.<br />
Lo sciopero dalle 16 alle 17 di ieri organizzato da Fim e Fiom si è svolto nel piazzale dello stabilimento di Monticello di Fara nella via intitolata al fondatore, Guido Salvagnini.<br />
«Vogliamo ribadire &#8211; spiega Morgan Prebianca, segretario della Fiom &#8211; la contrarietà a procedere a un alto numero di licenziamenti per tagliare il costo del lavoro. La protesta fa seguito alla rottura delle trattative di venerdì scorso dovuta alla mancata accettazione della nostra proposta di introdurre il contratto di solidarietà, cosa che l&#8217;azienda accetterebbe solo a fronte di un taglio alla parte fissa del premio di risultato e delle indennità di trasferta». In pratica, secondo calcoli del sindacato, si tratta della riduzione di 100 euro in media al mese e del 40% dell&#8217;indennità. Il caso Salvagnini ha suscitato la presa di posizione anche del segretario generale Cgil di Vicenza, Marina Bergamin.<br />
«Come temevamo &#8211; afferma &#8211; stanno arrivando sui nostri tavoli pesanti piani di ristrutturazione. Nei piani industriali il cuore della discussione sta nel taglio del costo del lavoro, non in un progetto industriale condiviso. Perché ricattare il sindacato e i lavoratori minacciando la mobilità, quando c&#8217;è stata l&#8217;esplicita disponibilità a ragionare su altre misure come i contratti di solidarietà». Dello stesso avviso <strong>Raffaele Consiglio segretario della Fim-<span>CISL</span></strong>: «I lavoratori sono pronti a discutere sul contratto di solidarietà, ma l’azienda deve accettare di sedersi al tavolo e rinunciare alla mobilità».<br />
La direzione di Salvagnini Italia contattata al telefono ha deciso al momento di non esprimere commenti.</p>
</div>
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		<title>Sciopero con presidio davanti alla Valbruna</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[1]]></category>
		<category><![CDATA[metalmeccanici]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[valbruna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da IL GIORNALE DI VICENZA<br />
7 MARZO 2010 </p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify">Sono state proclamate per domani altre ore di sciopero alla “Valbruna”, con presidio al passo carraio, da parte delle Rsu dalle sigle dei tre sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm.<br />
«L’ulteriore sciopero &#8211; spiega il <strong>delegato di Fim-<span>CISL</span>, Nicola Gatta</strong> &#8211; è determinato dalla volontà di protesta contro il costante atteggiamento provocatorio della dirigenza negli ultimi mesi. Anche in passato si sono verificate incomprensioni tra la dirigenza e le Rsu, ma lo spirito era sempre collaborativo e alla ricerca di soluzioni condivise. Al momento sembrano non sussistere più queste condizioni».<br />
«La protesta &#8211; continua Gatta &#8211; è tesa a ritrovare quello spirito costruttivo che, in momenti di crisi industriali così pesanti, si rende necessario per raggiungere soluzioni condivise dai lavoratori e dall’impresa».<br />
<strong>Il delegato Fim-<span>CISL</span>, Lorenzo Fioravanzo</strong>, ribadisce: «Anche se il premio di risultato non soddisfa appieno le aspettative dei lavoratori, non si può ridurre la protesta a questo unico motivo. Riteniamo che in questo momento sia importante avere relazioni sindacali costruttive, anche in prospettiva del rinnovo dell’accordo aziendale».<br />
Solidarietà arriva dal Partito di alternativa comunista.</p>
</div>
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		<title>Costa-Righi, presidio contro la liquidazione</title>
		<link>http://www.cislvicenza.it/fim/2010/03/05/costa-righi-presidio-contro-la-liquidazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 10:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>INDUSTRIE IN CRISI. I dipendenti non prendono lo stipendio da  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/03/05/costa-righi-presidio-contro-la-liquidazione/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="zoom_jpg('GONJPG/201003/ALTE/05_29_gdv_f1_464.jpg','1265566','20100305','PROVINCIA','512','436');"><img src="http://media.athesiseditrice.it/GiornaleOnLine/GiornaleDiVicenza/GONJPG/201003/BASSE/05_29_gdv_f1_464.jpg" alt="" width="120" /></a></p>
<div>Un momento del picchettaggio dei lavoratori della Costa Righi davanti alla fabbrica. FOTO LIRUSSO</div>
<p style="text-align: justify">I dipendenti della ditta Costa-Righi Srl Unipersonale scelgono la linea dura e da mercoledì pomeriggio sono in presidio permanente davanti alla sede di via Caldonazzo 6 in seguito alla decisione della proprietà di mettere l’azienda in linquidazione volontaria.<br />
I dipendenti sono in arretrato di tre mensilità più la tredicesima per un ammontare di 800 mila euro ma paradossalmente hanno ordini aperti per 1 milione e 200 mila euro.<br />
«Il telefono continua a squillare per richieste di ricambi e abbiamo ordini per un ammontare superiore al milione di euro ma manca liquidità per poter affrontare il lavoro che ci è stato commissionato», spiega Romano Cavedon dell’Rsu, assieme ai sindacalisti Massimiliano Bianco (Fiom) e Stefano Chemello (Fim-<span>CISL</span>).<br />
L’azienda Costa-Righi si occupa della produzione di macchine, impianti e tecnologie per la lavorazione del legno e attualmente dà lavoro a 46 dipendenti. «Dall’aprile del 2009 &#8211; continua Cavedon &#8211; circa l’80% dei lavoratori è in cassa integrazione ordinaria ma il marchio Costa ha quasi un secolo di vita e crediamo nella sua continuità».<br />
A.Costa Spa, al tempo con sede a Marano Vicentino e Zanè, fu infatti negli anni ’60 un’azienda molto importante con quasi 200 lavoratori che successivamente fallì. Una cinquatina di loro furono riassorbiti nell’attuale A.Costa Righi Srl, oggi consociata al gruppo Ecotec AG, una società di engineering-holding a Monaco.<br />
I dipendenti stanno attendendo l’arrivo nei prossimi giorni di uno dei soci di maggioranza dalla Germania per vedere il da farsi e soprattutto capire se ci sono spiragli di ottenere ulteriori crediti. La passività dell’azienda ammonta infatti a circa 1 milione e mezzo di euro.<br />
«Auspico che si ritorni quanto prima ad una condizione di normalità, soprattutto per far fronte alle commesse in produzione &#8211; replica Eberhardt Volker, amministratore unico della Costa &#8211; Righi. &#8211; Ci siamo già attivati con la proprietà per cercare di risolvere a breve la situazione difficile che si è creata di recente. Confido nella sensibilità dei sindacati per far fronte comune all’azienda nel superare questo delicato momento di crisi internazionale».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>«Accordi disattesi» «Oltre i 560 euro non si può andare»</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 10:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>VALBRUNA. Sit-in per il premio di produzione<br />
da IL GIORNALE DI  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/03/05/%c2%abaccordi-disattesi%c2%bb-%c2%aboltre-i-560-euro-non-si-puo-andare%c2%bb/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify">Braccia incrociate ieri, dalle 8 alle 9.30, per un’ottantina di dipendenti delle acciaierie Valbruna. Il sit-in, davanti allo stabilimento di Vicenza ovest, ha coinvolto tutte e tre le sigle sindacali: Fiom Cgil, Fim <span>CISL</span> e Uilm Uil.<br />
«Le motivazioni di questo sciopero &#8211; spiegano Riccardo Gasparoni e Luciano Alari, rispettivamente in forza all’azienda da 32 e da 13 anni &#8211; sono da ricercarsi nella difficoltà di interagire con i vertici, ossia con la famiglia Amenduni; e nell’abbassamento del premio di produzione».<br />
Il sit-in, che ha visto i lavoratori (vestiti di tutto punto, con tuta e caschetto giallo in testa) bloccare i mezzi pesanti e vietare agli impiegati l’ingresso e l’uscita dall’acciaieria, ha mantenuto comunque toni abbastanza civili.<br />
«L’accordo sindacale garantiva l’erogazione di un premio di produzione se l’andamento dello stabilimento avesse toccato certi indici &#8211; fa sapere Zanni &#8211; La cifra da consegnare agli operai doveva essere stabilita prima della fine del 2009, ma la decisione non è avvenuta. Così, dai mille euro dello scorso anno, i lavoratori se ne troveranno solamente 560 in busta paga. Dipendenti e sindacati hanno quindi chiesto di arrivare almeno ai 600 euro, ma il consiglio d’amministrazione ha risposto negativamente. Questo sciopero mira dunque a rendere nota una situazione di tensione e di delusione, in vista anche del rinnovo dell’accordo».<br />
Sul fronte opposto, il direttore del personale Marco Alberto Milocco precisa la posizione della Valbruna: «Quando a fine 2008 si è profilata la crisi, al sindacato che chiedeva il rinnovo dell’accordo integrativo (che peraltro non ha mai funzionato molto bene) fu proposta la cifra di 500 euro: proposta respinta. Ora l’accordo è tutto da definire. E va detto che non è stato raggiunto il valore del parametro su cui fare base. Ai 310 euro proposti ne sono stati aggiunti comunque 250, che fanno appunto i 560 in questione».<br />
«Le Rsu avevano definito la proposta “insoddisfacente”, ma questo non faceva certo prevedere una reazione così dura. Credo si tratti soprattutto di un problema “politico”, in quanto mi sembra che la Fiom Cgil sia in cerca di ulteriori spazi. I sindacati dicono che alla “Beltrame” hanno ottenuto molto di più, e che pertanto qui non possono accontentarsi di meno. Ma va tenuta in debito conto la situazione esistente. Ora &#8211; conclude &#8211; tutto questo irrigidimento non aiuterà di certo il buon andamento delle relazioni fra l’azienda, i lavoratori e i sindacati. E, soprattutto in questa situazione di crisi, può essere controproducente. Il mio obiettivo non è quello di mettermi in mostra, ma di far andare bene l’azienda». S.M.</p>
</div>
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		<title>«Si faccia il possibile per salvare i posti di lavoro»</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 07:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>da IL GIORNALE DI VICENZA<br />
3 marzo 2010 </p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Anche il sindacato scende in campo per trattenere la Bifrangi sul territorio e per <a rel="attachment wp-att-3802" href="http://www.cislvicenza.it/2010/%c2%absi-faccia-il-possibile-per-salvare-i-posti-di-lavoro%c2%bb/pantano/"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3802" title="pantano" src="http://www.cislvicenza.it/wp-content/uploads/2010/03/pantano-106x150.jpg" alt="" width="106" height="150" /></a>evitare un suo trasferimento nella Repubblica Ceca.<br />
Dopo che il titolare dell’azienda metalmeccanica misquilese Francesco Biasion è tornato a paventare una migrazione all’estero dello stabilimento, la Fim &#8211; <span>CISL</span> di Vicenza ha formalmente chiesto un incontro congiunto con il sindaco Maurizio Chemello e l’amministratore delegato della società.<br />
Nel comunicato in cui annunciava l’intenzione di andarsene dal paese, Biasion non aveva fatto mistero dei difficili rapporti con la Giunta misquilese.<br />
Al centro della questione il mancato rilasciato dell’autorizzazione per un capannone destinato a contenere un maglio di grossissime dimensioni.<br />
Sulla questione, però, il punto di vista del Comune sembra essere abbastanza differente.<br />
«Riteniamo &#8211; spiega Massimo Pantano, segretario bassanese dell’organizzazione &#8211; che si debba attivare un tavolo di confronto per trattenere l&#8217;azienda nel nostro territorio e che in questo periodo di crisi si debbono fare tutti gli sforzi possibili per garantire l&#8217;occupazione esistente».<br />
Dopo le annunciate chiusure di grandi imprese del Veneto come la Glaxo e l’Alcoa e il calvario affrontato dai lavoratori della Siltal di Bassano, secondo Pantano il territorio non può permettersi altri 450 licenziamenti. Tanti sono infatti i lavoratori impiegati nella fabbrica misquilese.<br />
«La perdita di attività produttive &#8211; osserva il sindacalista &#8211; impoverisce il nostro Paese, che non può vivere solo di terziario. Biasion è sicuramente un imprenditore che non possiamo catalogare tra i più malleabili, ma la sua è una grande impresa e ogni posto di lavoro va difeso con i denti. Questo è il momento di fare squadra, nel comune interesse del lavoro, del reddito e del mantenimento di un tenore di vita che sta progressivamente calando per effetto della crisi».<br />
«Inviteremo anche i Comuni dell&#8217;area ad attivarsi &#8211; conclude Massimo Pantano &#8211; Al sindaco di Mussolente abbiamo chiesto un incontro congiunto con la Bifrangi, alla nostra presenza, per verificare la situazione e per evitare che il titolare Biasion porti fino in fondo la sua decisione». C.Z.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
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		<title>Un nuovo posto di lavoro per 50 ex dipendenti Siltal</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 07:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da IL GIORNALE DI VICENZA<br />
18 febbraio 2010</p>
<p>OCCUPAZIONE. L’iniziativa, promossa da  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/02/18/un-nuovo-posto-di-lavoro-per-50-ex-dipendenti-siltal/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify"> È stato rilanciato il progetto di outplacement dei dipendenti della Siltal. Lo hanno comunicato ieri in assemblea a 150 lavoratori le rappresentanze sindacali, alla presenza anche del consigliere regionale del Partito democratico Claudio<a href="http://www.cislvicenza.it/fim/files/2010/02/SITAL.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3542" title="SITAL" src="http://www.cislvicenza.it/wp-content/uploads/2010/02/SITAL-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/files/2010/02/SITAL.jpg"></a> Rizzato (l’assessore regionale Elena Donazzan ha invece dovuto rinunciare per un impegno al ministero) e dell’assessore provinciale al lavoro Morena Martini.<br />
Grazie a questa importante iniziativa, una cinquantina di ex dipendenti avrà accesso al progetto elaborato dalla società UomoImpresa del gruppo Humana per la ricollocazione sul mercato del lavoro: dalla stesura assistita del curriculum, alla ricerca delle aziende più adeguate ai vari profili professionali, compresa la frequenza di corsi attivati ad hoc per la creazione di abilità richieste specificamente da parte delle imprese. Secondo le previsioni, nel giro di 12-15 mesi il 50% dei partecipanti dovrebbe riuscire a trovare un impiego.<br />
Il progetto, già proposto lo scorso giugno, era poi fallito perché l&#8217;azienda bassanese, ancora in liquidazione, non aveva<a href="http://www.cislvicenza.it/fim/files/2010/02/sital1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3544" title="sital1" src="http://www.cislvicenza.it/wp-content/uploads/2010/02/sital1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> messo a disposizione il 15% sul costo totale che rimaneva di sua competenza e che, insieme al finanziamento regionale, avrebbe aperto le porte del ricollocamento a 50 ex dipendenti Siltal. Alla luce della messa in liquidazione dell&#8217;azienda, avvenuta il 4 febbraio scorso, la Regione ha comunicato di aver rifinanziato il progetto, questa volta in misura quasi completa, per un totale di circa 3-4 mila euro a persona. L&#8217;assessore Morena Martini ha invece assicurato che la Provincia metterà a disposizione gli spazi necessari allo svolgimento di corsi e incontri qualora l&#8217;azienda non riuscisse a farlo.<br />
«In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo in questo periodo &#8211; ha commentato <strong>Massimo Pantano, referente Fim <span>CISL</span></strong> &#8211; ci riterremo soddisfatti se riusciremo a ricollocare la metà degli iscritti al progetto, che è anche la percentuale richiesta dalla Regione ad UomoImpresa per lo stanziamento dei fondi. Non ci aspettiamo che tutti gli ex dipendenti partecipino: ci rivolgiamo in particolare ai soggetti più deboli, che senza questa iniziativa troverebbero serie difficoltà a trovare da sé una nuova occupazione».<br />
Il prossimo appuntamento si terrà alla fine di questo mese, con un incontro in Regione per la definizione di tutti i dettagli del progetto, che dovrà poi essere messo nero su bianco dalla società incaricata prima di essere definitivamente approvato.<br />
Nel frattempo dovrebbe anche arrivare la risposta del ministero sulla possibilità di trovare degli acquirenti per gli stabilimenti della Siltal: il denaro ricavato dalla vendita potrebbe essere in parte usato per sostenere ulteriormente il progetto di outplacement e dare così un’opportunità a chi cerca un nuovo posto di lavoro.</p>
</div>
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		<title>IG METALL E CONTRATTO 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 07:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Berthold Huber, presidente dell’IG Metall, del quotidiano “Die  <span class="more-link"><a href="http://www.cislvicenza.it/fim/2010/02/15/ig-metall-e-contratto-2010/" title="Continua a leggere">[Leggi]</a></span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Intervista a Berthold Huber, presidente dell’IG Metall, del quotidiano “Die Welt”, di cui ha parlato anche la stampa italiana. Ha fatto sensazione che la IG Metall per la prima volta rinunci a fare, per il rinnovo annuale del contratto, una richiesta salariale precisa, per concentrare il confronto sull’occupazione. Nel frattempo, invece, l’altro sindacatone tedesco, quello del pubblico impiego e dei servizi “Ver.di”, non rinuncia alla classica piattaforma salariale, chiedendo un aumento in percentuale del 5 per cento per i dipendenti dello Stato e dei comuni.</p>
<p style="text-align: justify">Traduciamo di seguito integralmente l’intervista a Huber.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>“Sparare grosse cifre non spaventa più nessuno”</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Il capo dell’IG Metall Huber vuole concordare con i datori di lavoro un “pacchetto occupazione” rinunciando a richieste di aumenti salariali in percentuale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Intervista di Stefan von Borstel e Flora Wissdorff, “Die Welt” 8 febbraio 2010.</em></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>Signor Huber, la Presidenza della IG Metall si riunisce martedì a Francoforte per decidere un rapido negoziato per il rinnovo del contratto. Cosa chiederete?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">L’industria metalmeccanica ed elettrica attraversa la crisi più pesante dal 1945, anzi siamo nella situazione più difficile dalla grande crisi economica mondiale di 80 anni fa. Abbiamo bisogno di nuove soluzioni, non possiamo più dare sempre le stesse risposte. Adesso la questione è evitare che la crisi precipiti in catastrofe. Dobbiamo salvaguardare i posti di lavoro. Questa è la grande sfida per il 2010, e probabilmente anche per l’anno prossimo. Abbiamo bisogno di strumenti per evitare che centinaia di migliaia di persone predano il posto di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vi congedate dunque dagli abituali rituali contrattuali?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Non accetto l’accusa di ritualismo per i normali percorsi contrattuali. Non ho nulla contro i rituali. I rituali sono anche affatto positivi. Ogni società ha bisogno rituali, basti pensare alla domenica. Perciò non deporremo i nostri fischietti e le nostre bandiere rosse. Con quale altro colore dovremmo andare in giro? Il rosso è un bellissimo colore.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>In questa tornata contrattuale si parlerà di occupazione e non di salario? Dovranno i metalmeccanici abituarsi all’idea di una tornata a risultato zero?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Non vi sarà un pacchetto occupazionale senza un chiarimento sulla questione salariale. Noi vogliamo comunque la garanzia del salario reale. Se questa debba avvenire con una “una tantum” o con un aumento lineare, lo discuteremo nel negoziato.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Non vi sarà per la prima volta una richiesta di aumento con una percentuale precisa? </strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Se vogliamo rimanere fedeli alla nostra linea fin qui perseguita, e cioè che l’occupazione sta al primo posto, dovremo allora avviare i colloqui con i datori di lavoro senza porre condizioni. Non voglio anticipare quel che deciderà la Presidenza della IG Metall. Ma è chiaro che la nostra posizione negoziale non migliorerà con un’elevata richiesta salariale in percentuale. Nessuno può pensare seriamente che sparare grosse cifre spaventi qualcuno. Attualmente abbiamo nell’industria una situazione difficile, con la produttività che ha avuto una forte flessione. E qui sta una delle nostre grandezze di riferimento. Bisogna procedere razionalmente. La faccenda del contratto non è un concerto di desiderata.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma potrà piacere questo alla base? Ci sono pur sempre anche aziende per le quali le cose stanno andando bene.</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Qui ci troviamo di fronte a una decisione: siamo per una politica contrattuale solidaristica, o per una politica contrattuale aziendale? La decisione nella IG Metall è già stata presa da cinquant’anni: noi siamo per una politica contrattuale solidaristica.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che cosa significa la peculiare situazione di crisi per i tempi di vigenza del contratto?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Una ripresa dei nostri settori per il 2012 è una valutazione ancora ottimistica. Per salvaguardare l’occupazione abbiamo bisogno di un tempo lungo di vigenza.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>E per quel che riguarda i salari?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Non saprei dire che cosa dovrebbe richiedere la IG Metall nel febbraio 2011, oggi non lo sa nessuno. Perciò per le retribuzioni si raccomandano tempi brevi di scadenza.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Una aspetto particolare di questa tornata contrattuale è che voi volete coinvolgere la politica nella tutela dell’occupazione. Cosa volete in concreto?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">I licenziamenti sarebbero anche per lo Stato sociale la più costosa tra tutte le varianti. Noi dobbiamo attraversare questo periodo difficile almeno fino al 2012. Ci occorrono strumenti per farcela a superare la crisi. Posso solo raccomandare alla politica di guardare in faccia i problemi. In primo luogo l’alleggerimento degli oneri delle imprese attraverso gli sgravi contributivi deve essere esteso parallelamente al già prolungato ricorso all’orario ridotto. In altre parole, ci deve essere una sincronizzazione fino al 2012.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>E in secondo luogo?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Può essere che l’orario corto congiunturale non sia più possibile o diventi troppo caro per le aziende. Perciò parliamo di un nuovo orario contrattuale ridotto, che possa risultare più favorevole per le imprese. Si tratta di un abbassamento dell’orario da 35 a 28-26 ore. Questo però funziona per gli occupati non senza una compensazione salariale parziale. E qui proponiamo che questa compensazione salariale parziale abbia una scadenza e sia libera da contributi.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>In altre parole, il pacchetto occupazione è condizionato dal fatto che la politica interviene attraverso il sostegno dell’Agenzia federale del lavoro al lavoro ridotto congiunturale o contrattuale?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Sì’, solo così può funzionare.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>E cosa succede se la politica non ci sta?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Noi non firmiamo assegni privi di copertura. Semplicemente, noi non siamo in grado di sostenere ciò a livello contrattuale, perché i nostri colleghi si scontrano con limiti finanziari.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>La ministra del lavoro von der Leyen dice che non possono esserci soluzioni solo per un settore.</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">E tuttavia noi abbiamo bisogno di soluzioni specifiche settore per settore. Già adesso la stragrande maggioranza degli 1,1 milioni di lavoratori a orario ridotto rientra nei nostri settori. Una Germania senza industria metalmeccanica ed elettrica non esiste. Siamo noi a produrre il benessere. Ai partner negoziali si richiedono conclusioni differenziate. Ed è quello che facciamo. Ma lo Stato deve essere in condizione di fornire risposte differenziate. Non è un risposta convincente dire facciamo tutto uguale; oppure: non facciamo nulla.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come intende convincere la politica a sovvenzionare per anni con miliardi l’industria metalmeccanica?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Parlare qui di sovvenzioni è solo polemica. Non si tratta di sovvenzioni durevoli, bensì del fatto che abbiamo da affrontare un periodo di transizione.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma che ne è dei comparti che sono in crisi strutturale, come per esempio le macchine da stampa? A queste un periodo di transizione non sarebbe di alcuna utilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">E che ne facciamo allora degli ingegneri e dei tecnici di questo comparto? Qui abbiamo bisogno di un allungamento del trasferimento del sussidio per l’orario ridotto da 12 a 24 mesi. Non è possibile semplicemente licenziare tutta la forza lavoro specializzata. Dobbiamo affrontare il problema in modo offensivo. Il mercato non aggiusta queste cose.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma ciò costerà più caro ai contribuenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Già lo finanziano i lavoratori e i datori di lavoro con i loro contributi.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’Agenzia federale del lavoro avrà bisogno nel 2010 di un contributo dello Stato di 16 miliardi di euro. E questo lo paga il contribuente.</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Al momento l’Agenzia interviene ancora attingendo alle eccedenze degli anni precedenti. E queste, come ho già detto, sono state accumulate grazie ai contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. E anche il contributo per il 2010 sarà ripagato. E non dimentichi che la disoccupazione è la più costosa di tutte le possibilità.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’Agenzia federale non ce la farà mai, bisognerebbe elevare la contribuzione. </strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Certo, e allora? Attualmente siamo a un tasso di contribuzione del 2,8 per cento. Non è scolpito nella pietra. Sarebbe meglio elevare il tasso moderatamente, per preparare anni migliori e garantire un minimo di copertura finanziaria. Questa cosa ha funzionato negli ultimi anni. In tempi difficili lo stato non è obbligato a contribuire in modo uniforme.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Non sono solo i 3,5 milioni di lavoratori metalmeccanici a pagare i sussidi di disoccupazione. Perché gli oltre 20 milioni di occupati coperti da assicurazione sociale obbligatoria dovrebbero pagare per l’industria metalmeccanica?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Certamente, ma se a loro volta anche questi altri lavoratori vengono a trovarsi nella medesima situazione, anch’essi possono rivendicare il sussidio per l’orario di lavoro ridotto. Questo è il compito dello Stato sociale, cioè di provvedere all’equità e alla solidarietà. L’industria metalmeccanica ed elettrica ha fatto la parte del leone nelle ricadute positive dei periodi di crescita. Se sono colpiti i lavoratori di altri settori, saranno in prevalenza i contributi dei loro colleghi dell’industria metalmeccanica a finanziare il loro sostegno.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
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