«Accordi disattesi» «Oltre i 560 euro non si può andare»

venerdì 5 marzo 2010 | Pubblicato in Notizie

Braccia incrociate ieri, dalle 8 alle 9.30, per un’ottantina di dipendenti delle acciaierie Valbruna. Il sit-in, davanti allo stabilimento di Vicenza ovest, ha coinvolto tutte e tre le sigle sindacali: Fiom Cgil, Fim CISL e Uilm Uil.
«Le motivazioni di questo sciopero – spiegano Riccardo Gasparoni e Luciano Alari, rispettivamente in forza all’azienda da 32 e da 13 anni – sono da ricercarsi nella difficoltà di interagire con i vertici, ossia con la famiglia Amenduni; e nell’abbassamento del premio di produzione».
Il sit-in, che ha visto i lavoratori (vestiti di tutto punto, con tuta e caschetto giallo in testa) bloccare i mezzi pesanti e vietare agli impiegati l’ingresso e l’uscita dall’acciaieria, ha mantenuto comunque toni abbastanza civili.
«L’accordo sindacale garantiva l’erogazione di un premio di produzione se l’andamento dello stabilimento avesse toccato certi indici – fa sapere Zanni – La cifra da consegnare agli operai doveva essere stabilita prima della fine del 2009, ma la decisione non è avvenuta. Così, dai mille euro dello scorso anno, i lavoratori se ne troveranno solamente 560 in busta paga. Dipendenti e sindacati hanno quindi chiesto di arrivare almeno ai 600 euro, ma il consiglio d’amministrazione ha risposto negativamente. Questo sciopero mira dunque a rendere nota una situazione di tensione e di delusione, in vista anche del rinnovo dell’accordo».
Sul fronte opposto, il direttore del personale Marco Alberto Milocco precisa la posizione della Valbruna: «Quando a fine 2008 si è profilata la crisi, al sindacato che chiedeva il rinnovo dell’accordo integrativo (che peraltro non ha mai funzionato molto bene) fu proposta la cifra di 500 euro: proposta respinta. Ora l’accordo è tutto da definire. E va detto che non è stato raggiunto il valore del parametro su cui fare base. Ai 310 euro proposti ne sono stati aggiunti comunque 250, che fanno appunto i 560 in questione».
«Le Rsu avevano definito la proposta “insoddisfacente”, ma questo non faceva certo prevedere una reazione così dura. Credo si tratti soprattutto di un problema “politico”, in quanto mi sembra che la Fiom Cgil sia in cerca di ulteriori spazi. I sindacati dicono che alla “Beltrame” hanno ottenuto molto di più, e che pertanto qui non possono accontentarsi di meno. Ma va tenuta in debito conto la situazione esistente. Ora – conclude – tutto questo irrigidimento non aiuterà di certo il buon andamento delle relazioni fra l’azienda, i lavoratori e i sindacati. E, soprattutto in questa situazione di crisi, può essere controproducente. Il mio obiettivo non è quello di mettermi in mostra, ma di far andare bene l’azienda». S.M.